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Tappa 09 - da Tratalias a Calasetta (passando per Sant'Antioco)
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Tappa 09 - da Tratalias a Calasetta (passando per Sant'Antioco)

  • 37.59 km

  • 2 ore e 10 minuti

  • Differenza di Elevazione Positiva 348 m

  • Il dislivello negativo 351 m

Descrizione del percorso

PARTENZA: Tratalias vecchia 15 m (slm)

ARRIVO: Calasetta 16 m (slm)

DATI TECNICI:


  • Lunghezza: 38.6 Km

  • Dislivello: +348 m e –351 m

  • Pendenza Massima + 11.8 %

  • Pendenza Minima - 11.7 %


 

DESCRIZIONE TAPPA:

Proseguendo su via degli Angeli, che taglia tutto il borgo medioevale di Tratalias Vecchia, si arriva alla rotonda, e da qui si procede prendendo per pochi metri la SP 74 e immettendosi subito dopo nella strada interpoderale che prosegue verso sud-est per raggiungere il ponticello sul Rio Palmas.

Dopo il ponticello si prosegue su sterrata per circa 950 m (slm) fino ad arrivare ad un crocevia e qui prendendo la sterrata sulla sinistra si entra nella strada interpoderale Palmas Vecchia che ci porta nei pressi del vecchio centro di Palmas e vicino alla chiesetta romanica di Santa Maria di Palmas.

Tra le costruzioni della prima fase dell’architettura romanica in Sardegna ascrivibile al primo ventennio del XII secolo, la chiesetta sorge al centro del vecchio villaggio di Palma, prima che tutto il borgo venisse trasferito. I documenti storici citano questa struttura per la prima volta nel 1066 dove con atto di donazione la struttura veniva ceduta a Montecassino da Orzocco-Torcotorio I de Lacon-Gunale, giudice di Cagliari.

Realizzata in cantoni calcarei e trachitici di media pezzatura, ha una sola navata con abside orientata a Nord-Est, la facciata è a capanna mentre la parte terminale è caratterizzata da un campanile a vela.

Proseguendo sulla sterrata si incontra dopo poco la SS 195 e girando a sinistra sulla statale si supera il ponte sul rio Palmas per poi girare subito dopo a sinistra e immettersi su una sterrata che passando su strade campestri ci porta dopo poco ad incontrare la strada asfaltata che porta all’ingresso delle Saline.

Fatto il lungo viale che ci porta all’ingresso delle Saline ci si deve fermare per osservare bene la bacheca disposta prima del ponticello e dopo aver letto bene il regolamento che permette il passaggio nel cantiere attivo costituito dalle Saline stesse, si attraversa il cancelletto dedicato e ci si ferma per la dovuta registrazione. Assolto tali adempimenti è possibile percorrere questo tratto dentro il comparto delle Saline e ammirare gli scenari suggestivi proposti dai bacini ialini del sistema di concentrazione del sale.

Lungo questo percorso è severamente vietato uscire dal percorso segnalato dato che il sito delle saline è di fatto un cantiere in produzione e il movimento di mezzi d’opera non deve essere intralciato dalla presenza di ciclisti e di pellegrini.

Usciti dal comprensorio delle Saline ci si ritrova presso il Faro della marina Militare dove come abbiamo già detto la tappa ritrova il percorso della variante proseguendo prima sulla banchina del porto e poi sulla rampa che ci permette di prendere la SS 126 in prossimità del Ponte che connette l’isola di Sant’Antioco alla Sardegna.

Nella zona della rampa di connessione alla SS 126 fa bella mostra di sé il ponte costruito in epoca romana che fungeva da connessione tra le due isole.

Entrati a Sant’Antioco la tappa prosegue tra le vie del paese seguendo lo sviluppo in urbano dell’asse della SS 126, percorrendo quindi Via Nazionale e dopo Via Roma arrivando in Piazza Umberto.

Da qui la tappa segue lo sviluppo di Via Azuni, sulla sinistra della piazza fino ad arrivare alla Basilica di Sant'Antioco Martire (visitabile previo controllo degli orari di apertura) con le sue catacombe paleocristiane dove, dopo aver visitato anche il museo del Bisso che sorge nei pressi della basilica, finisce la tappa.

Le Catacombe della necropoli di Sant’Antioco è una delle testimonianze più antiche del cristianesimo in Sardegna. Il sito funerario fu ricavato mettendo in comunicazione camere funerarie puniche del V secolo a.C., affinché i primi membri della neo comunità cristiana potessero essere sepolti il più vicino possibile alla tomba del Santo.

Alla catacomba si accede dalla chiesa e si compone di un primo ambiente con abside la cui volta è sorretta da sei colonne dove al centro si trova un sarcofago ove sarebbero state custodite le spoglie del martire.

Presso la zona della Basilica è possibile ammirare il museo del Bisso Marino, particolare materiale noto anche come seta del mare. È una fibra tessile di origine animale, una sorta di seta naturale marina ottenuta dai filamenti secreti da una specie di molluschi bivalvi marini (Pinna nobilis) endemica del Mediterraneo e volgarmente nota come nacchera o penna.

La lavorazione di questo materiale è una tecnica antica attualmente portata avanti dalla maestra Chiara Vigo, l’unica donna al mondo in grado ancora di lavorare e tessere secondo la tradizione millenaria importata in Sardegna dai Fenici.

Prima di lasciare Sant'Antioco si consiglia di visitare i numerosi siti archeologici, presenti in questo suggestivo paese affacciato sul mare, in particolare la visita alla Necropoli Punica di Sulchi, al Tophet (area sacra a cielo dove venivano deposte le urne che contenevano i resti incinerati di infanti nati morti o deceduti prematuramente) al Museo Archeologico Ferruccio Barrecca e all’Arena Fenicia.

La Necropoli punica di Sulky, unica nel suo genere, è estesa per circa 10 ettari e presenta circa migliaia di sepolcri scavati nel banco roccioso.

Le sepolture erano riservate a gruppi familiari, nel rispetto di precisi codici rituali. Le sepolture sono formate da un angusto corridoio, denominato “dromos”, costituito da una scala e da un pianerottolo e da un portello d’accesso alla camera funeraria molto semplici e di forma quadrangolare, spesso dotate di tramezzo divisorio. La salma veniva inserita all’interno di un sarcofago ligneo ed era accompagnata da preziosi corredi funerari. In questa necropoli sono stati fatti rinvenimenti importanti riportando alla luce sculture uniche.

Il Tophet fenicio punico di Sant’Antioco è il santuario a cielo aperto destinato ad accogliere le ceneri dei bambini nati morti o deceduti in tenerissima età. Risalente alla prima metà dell’VIII sec. a.C., risulta sulla parte sommitale e di versante di un rilievo trachitico caratterizzato dove spicca una grande roccia lavorata (associata in origine a rituali di sacrificio degli infanti), della quale a oggi non si è stabilita l’esatta funzione. Composto da una serie di recinti realizzati in pietra e malta di fango, si presenta come un vero e proprio campo di urne che venivano poste nelle naturali crepe della roccia. Le urne individuate, oltre 2000, si riportano cronologicamente al periodo compreso tra il 750 e il 525 a.C. Tra quelle più arcaiche la maggior parte si riferisce a urne di matrice fenicia. Tre urne, datate tra la metà dell’VIII e il VII secolo a.C., testimoniano la commistione tra la componente fenicia e quella nuragica. Tra le oltre 1750 stele rinvenute nel Tophet diverse recano iscrizioni dedicatorie incise o dipinte.

Il “Museo Archeologico Ferruccio Barreca” conserva ed espone al suo interno molti dei reperti provenienti dall’isola di Sant’Antioco e dai siti precedentemente raccontati.

La collezione si riferisce in larga parte all’insediamento urbano risalente al VIII sec. a.C. e conosciuto con il nome di Sulky o Sulci.

Visitati questi particolari e suggestivi siti osservabili anche nella tappa successiva quando per andare verso Carbonia comunque si deve ripassare a Sant’Antioco, il percorso riparte prendendo l’ex ferrovia costiera attualmente pista ciclabile che, partendo dall’estremità settentrionale del porto turistico, costeggia tutta la parte nord orientale dell’isola di Sant’Antioco, arrivando allo Stagno Salato di Cirdu utilizzato per l’itticoltura e la frazione di Cussorgia (Calasetta) per incrociare infine la SS 126, in prossimità del paese di Calasetta.

Percorsi circa 300 m in direzione Calasetta sulla SS 126, al bivio giriamo a sinistra e ci immettiamo nella campagna di Calasetta.

Si prende così una strada interpoderale che inizialmente per i primi 500 m prosegue perpendicolarmente all’asse della Statale e dopo, girando in sinistra volge verso Sud e prosegue in tale direzione fino ad arrivare al crocevia che si prende in destra nei pressi di B.co Scarperino.

In tal modo si prende la strada che porta verso la località denominata Nido dei Passeri e arrivati in prossimità di questa spettacolare scogliera, proprio in prossimità del parcheggio si gira a destra in direzione Nord-Ovest, per raggiungere prima la zona dello scoglio di Mangia Barche per poi arrivare presso Spiaggia Grande nei pressi della Vecchia Tonnara di Calasetta.

Svoltando a destra e superati i parcheggi della spiaggia si imbocca Via Tonnara e dopo 500 m circa si svolta a sinistra e si prende la strada che va in direzione Le Saline.

Superato il bacino della Salina di Calasetta non più in produzione si procede verso Nord-Est e percorrendo Via Salina si arriva prima alla spiaggia di Sottotorre per poi imboccare Via Sotto Torre ed entrare così in paese.

Saliti sul promontorio che domina la spiaggia e imboccata Via Savoia, al quinto incrocio si svolta a sinistra e si arriva alla piazzetta Pietro Belly del Municipio di Calasetta dove termina questa tappa.

Punti di interesse e servizi nelle vicinanze

La distanza è calcolata in linea d'aria al massimo di 2km dal tracciato. 

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